Sono una femminista

Mi hanno accusata di essere femminista. Così dopo mesi di silenzio, purtroppo, riparto proprio da lì. Cose’è il femminismo? Ed io cosa esprimo e rappresento? Vado allora a documentarmi:”femminismo” e la prima frase che mi colpisce è “Per alcuni è – erroneamente – il contrario di maschilismo “. Allora vado alle origini. Prendo proprio il vocabolario e cerco la definizione, nè più nè meno. Dell’uno e dell’altra.

maschilismo: [ma-schi-lì-smo] s.m. Atteggiamento per cui l’uomo si reputa superiore alla donna in contesti sociali e privati.

femminismo s. m. [der. di femmina]. Movimento di rivendicazione dei diritti delle donne, le cui prime manifestazioni sono da ricercare nel tardo illuminismo e nella rivoluzione francese; nato per raggiungere la completa emancipazione della donna sul piano economico (ammissione a tutte le occupazioni), giuridico (piena uguaglianza di diritti civili) e politico (ammissione all’elettorato e all’eleggibilità), auspica un mutamento radicale della società e del rapporto uomo-donna attraverso la liberazione sessuale e l’abolizione dei ruoli tradizionalmente attribuiti alle donne.

Solo leggendo e guardando il dizionario, mi sono messa subito a ridere: Tre parole VS cento. La storia infinita di una discussione tra uomo e donna!!!!!!!!(Sembra che la la prima sia stata scritta da un uomo, la seconda da una donna). Battuttaccia da femminista???noooo….ma ci stava dai…perdonatemela!!!!!

Tornando alle cose serie, senza addentrarci nei concetti filosofici, storici e sociali del femminismo e di quello che esso comportò, da quelle semplici definizioni si individua l’essenza stessa del femminismo. Innanzi tutto il femminismo non è il contrario di maschilismo. Che può sembrare banale, ma tutte le cose banali spesso nascondono una grande verità. Il maschilismo, infatti, è un atteggiamento di superiorità e disparità. Il femminismo (se non in alcune secondarie correnti) è un movimento, molto complesso, per raggiungere la piena emancipazione ed uguaglianza delle donne e non la superiorità delle stesse. Dal primo movimento delle Suffragette, della prima metà del XIX secolo al movimento di libertà degli anni 60′ del XX secolo, che investì tutta la società, su temi come la sessualità, la famiglia e il lavoro

anni di lotte per conquistare diritti fondamentali

femministe

Sono felice allora di essere femminista. Non che non avessi la consapevolezza di esserlo e soprattutto di dimostrarlo, ma ufficialmente lo dichiaro.

Quello che, però, non mi piace è la strumentalizzazione e la manipolazione che spesso del femminismo si fa. Che si utilizzi questo termine, e quello che rappresenta, spesso, in accezione negativa, come se dicendoti sei una femminista ti volessero insultare, togliendo forza e potere al movimento stesso.

Qualunque movimento che tenda alla parità, che cerchi di abbattere le disuguaglianze di genere, di razza, di religione o di ideologia è degno di rispetto in una società che si vanti di essere democratica

Come se essere femminista fosse una brutta cosa. Una donna non può non essere femminista. Un uomo degno di tale nome non può non essere femminista. Non siamo uguali uomini e donne. Siamo diversi. Molto. Come è giusto che sia. Con le nostre peculiarità e caratteristiche diverse. Ma abbiamo uguali diritti e dobbiamo rivendicarli sempre. Ma non è tutto così scontato, e nonostante tanta strada fatta, molto ancora deve essere raggiunto.

E’ grazie alle prime femministe che siamo riuscite ad avere, solo all’inizio del secolo scorso, per la prima volta, il diritto di voto, raggiunto poi in Italia cinquanta’ anni dopo. Diversi anni fa ho avuto il privilegio e l’onore di andare a parlare in classe di mio figlio (faceva la quarta elementare) della Costituzione e dei diritti da essa riconosciuti. Mi sono commossa nel pensare e nel ricordare che solo da 70 anni noi donne avevamo il diritto di voto. Che mia nonna aveva votato per la prima volta che aveva quasi la mia età. Che spiegavo ai bambini e alle bambine che tante persone e tante donne erano morti per un diritto così importante che noi oggi diamo per scontato, dovuto, e che trattiamo con sufficienza e superficilità.

Ma tanta strada deve ancora essere fatta. Perchè se fa ancora notizia, se pur meravigliosa, che il premio Nobel per la fisica e per la chimica quest’anno siano stati assegnati a tre donne. Perchè se ancora i ruoli cardine, della politica, dell’editoria, della finanza, dati alle donne, sono una minoranza. Perchè se quando una donna c’è arrivata a una posizione importante, di prestigio e di potere, è perchè ha il doppio delle competenze di un uomo e ha faticato il triplo. (e questo non è “femminismo” …nell’accezione negativa che si vuole dare…..è realtà) vuol dire che di strada da fare ce ne ancora tanta perchè questa non è uguaglianza di diritti. Non è proprio uguaglianza.

E se in tanti articoli del blog, ho sottolineato la fatica che le donne affrontano quotidianamente nel conciliare lavoro e famiglia, è perchè è una realta, oggi più che mai, messo ancora di più in rilievo dalla pandemia in atto. Che se ancora dobbiamo parlare della violenza sulle donne, non è per femminismo, quindi, che non centra nulla, ma perchè ci sono dei dati allarmanti a parlare per noi. Ed è proprio perchè parlo di diritti e uguaglianze che in altrettanti articoli ho difeso, come faccio nella vita reale, tanti papà innanzi ai privilegi che le mamme, in quanto tali, spesso hanno innanzi i Tribunali italiani.

“C’è una parola in particolare che ci ha fatto paura per molto tempo: femminismo. A lungo l’abbiamo snobbata, evitata, sussurrata per il timore di sembrare troppo radicali o estreme, ma col tempo ci siamo rese conto che il femminismo è ciò di cui abbiamo bisogno per vincere le sfide che dobbiamo ancora combattere”

Giulia Cuter e Giulia Perona “Le ragazze stanno bene

La parola femminismo è nata in mezzo alla rivoluzione, come una rivoluzione. E ancora oggi lo è. Perche il ribellarsi ai luoghi comuni, ribellarsi al “è sempre stato così”, il solo semplice ma potente No è e sarà sempre una RIVOLUZIONE.

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