Il lusso di separarsi

I divorzi aumentano con il coronavirus.

Boom di divorzi.

Sono solo alcuni dei titoli che già da metà 2020 circolavano. Io stessa avevo scritto, quando eravamo ancora solo all’inizio di tutta questa strana faccenda che si chiama pandemia, che alla fine della quarantena saremmo tutti andati o dal ginecologo o dall’avvocato, passando per entrambi i casi dal dietologo!!

New York

Per quanto riguarda le nascite non è accaduto ciò che accadde nel famoso black out newyorkese del 1965, quando l’intera citta di New York rimase in totale isolamento elettrico per 12 ore e nove mesi dopo si ebbe un impennata delle nascite. No. Perchè anche nel 2020 le nascite in Italia sono al minimo storico. Evidentemente restare un intera notte a lume di candela in una delle città più belle al mondo, non è la stessa cosa che vivere un pandemia globale, mai avvenuta nella storia, con incertezza, precarietà, e povertà. Insomma non è proprio il momento migliore per mettere al mondo un figlio, in un mondo che non sai che futuro avrà.

I dietologi e divorzisti… quelli sì che sono serviti!!! Ma per i primi la soluzione era facile, bastava far sparire lievito e farina dai supermercati. Per i secondi la questione è un pò più complessa. Scherzi a parte, i titoli dei giornali richiamano, appunto, a un boom di separazioni. In parte ciò è vero e in parte no. Come sempre ogni fenomeno deve essere guardato da diverse prospettive.

In questo ultimo anno la nostra vita è stata totalmente stravolta. Vivere una pandemia, sopportare un lockdown, la convivenza forzata e lo scardinamento di tutte le nostre abitudini quotidiane, hanno fatto emergere questioni e dinamiche latenti, e personali e di coppia. Tralasciando la questione molto più complessa della violenza all’interno delle mura domestiche, coppie che si reggevano su un equilibrio precario fatto di abitudini, faccende da sbrigare e riti da ottemperare, sono crollate.

A questo deve anche aggiungersi necessariamente una maggiore riflessione e introspezione sulla nostra esistenza che inevitabilmente ci ha costretti, forse non a tutti, ad affrontare il senso della vita. Il senso di precarietà che ci ha di colpo invasi tutti indistintamente che ti fa chiedere “da che parte sto andando?” e soprattutto “sono nella direzione giusta?” e poi la fatidica domanda “Sono felice?” E allora davanti alla tanto agognata felicità, davanti a La vita è una non va sprecata i più si mettono in discussione. Mettendo in discussione se stessi mettono in discussione spesso le coppie e le famiglie a cui appartengono.

Ma il fatto di arrivare a tale punto non necessariamente e soprattutto non in maniera così automatica ti porta a decidere di separarsi. Per separarsi ci vuole coraggio. E tanta forza. Emotiva e non. Decidere di separarsi non è mai una scelta facile. Ma oltre le difficoltà emotive spesso ci sono difficoltà puramente pratiche ed economiche. Se da una parte quindi l’idea di volersi separare in questo periodo è sicuramente aumentata concretamente la realtà è ben diversa.

La maggior parte delle famiglie di medio reddito con la separazione subisce un netto impoverimento. E’ inevitabile. Un nucleo familiare che di sdoppia e con esso tutte le spese, nel caso migliore. Un eccessivo squilibrio di impoverimento, di una parte rispetto all’altra, poi, nei casi peggiori. Soprattutto nel primo periodo, affrontare le spese di mantenimento, le spese di una nuova casa e tutto ciò che è correlato, diventa un onere che non tutti si possono permettere.

Tali difficoltà oggi sono triplicate. Milioni di persone, tra i “fortunati” sono da un anno in cassa integrazione. Gli altri non percepiscono lo stipendio da mesi. L’esasperazione è ormai al limite. E il futuro? Un enorme incertezza! E’ evidente che dinnanzi a tanta precarietà è già arduo il solo pensare di affrontare una separazione, figuriamoci attuarla.

crisi economica proteste

I dati Istat per il 2020 non sono ancora disponibili, ma nono credo ci sia stato questo forte rialzo di cui si parla. Quello che si è manifestato è sicuramente una maggiore percezione del fenomeno. Una maggiore insoddisfazione. Sicuramente molte più consulenze, telefonate agli studi legali, per acquisire informazioni, ma che poi forse non hanno concretizzato.

Il senso di precarietà ed incertezza, soprattutto economica, ma anche incertezza affettiva. Paura per il futuro, paura di rimanere soli, di non avere altre opportunità, forse supera di gran lunga l’infelicità e l’insoddisfazione che una relazione ormai spenta ti crea. Per cui ritengo, che sì, in questo ultimo anno, non un solo cittadino del mondo non abbia per un attimo messo in discussione la propria la vita e creduto e voluto ribaltarla. Tale tempesta emotiva, che una global pandemic di questa portata ti scatena si è inevitabilmente scontrata però con la realtà e con le paure da dover affrontare non sempre facili e superabili. Almeno in questa attuale fase di piena pandemia e di grave e seria crisi economica.

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