La Turchia esce dalla Convenzione di Istanbul

Fai marcia indietro, applica il trattato” . Sono le parole gridate dalle donne turche scese in piazza a protestare. A cento giorni dalla firma  del decreto, la Turchia esce ufficialmente dalla Convenzione di Istanbul.
La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, nota appunto come Convenzione di Istanbul, fu approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 7 aprile 2011 ed aperta alla firma l’11 maggio 2011 a Istanbul. È stata firmato da 45 paesi e proprio la Turchia,  il 12 marzo 2012, era diventata il primo paese a ratificare la Convenzione. Oggi il primo paese ad uscirne.

proteste a Istanbul

La Convenzione di Istanbul è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza”, incentrata soprattutto sulla prevenzione della violenza domestica, protezione delle vittime e punibilità dei trasgressori (art. 5).
La Convenzione, infatti, caratterizza la violenza contro le donne come una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione (art. 3 lett. a) ed è il primo trattato internazionale a contenere una definizione di genere. Infatti all’art. 3, lett. c), il genere è definito come “ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini” .

Inoltre, il trattato stabilisce una serie di delitti caratterizzati da violenza contro le donne che gli Stati dovrebbero includere nei loro codici penali o in altre forme di legislazione o dovrebbero essere inseriti qualora non già esistenti nei loro ordinamenti giuridici, come la violenza psicologica (art. 33), gli atti persecutori – stalking (art. 34), la violenza fisica (art. 35), la violenza sessuale, compreso lo stupro (art. 36); il matrimonio forzato (art. 37); le mutilazioni genitali femminili (art. 38), l’aborto forzato e la sterilizzazione forzata (art. 39), le molestie sessuali (art. 40). Non solo riconoscendoli come reati ma anche collocandoli in un preciso contesto socio-culturale e dunque non come crimini isolati, mettendo in luce in questo modo gli aspetti strutturali della violenza di genere.
Questo approccio, però, è visto con ostilità dai conservatori in diverse parti d’Europa, perché costituirebbe un implicito attacco ai valori tradizionali della famiglia. Ed proprio su questa scia che il Governo turco ha dato le sue spiegazioni rispondendo di essere “sinceramente impegnato” nel portare la reputazione e la dignità delle donne “al livello che meritano“, ma “non è necessario cercare rimedi esterni o imitare gli altri per questo obiettivo fondamentale. La soluzione invece è nelle nostre tradizioni e costumi, in noi stessi“. Ma anche adducendo che la Convenzione “incita il divorzio e indebolisce la famiglia”.

Quando nel 2011 la Turchia era stato il primo paese a porre la sua firma sulla Convenzione, le associazioni per i diritti civili e le organizzazioni femministe dopo anni di battaglie erano riuscite a far diventare il trattato sulla prevenzione e la lotta contro la violenza delle donne realtà. Entrata poi in vigore nel 2014 la Convenzione non è mai stata applicata e nel corso degli anni svuotata di ogni suo significato.

convenzione di Istanbul
İstanbul Sözleşmesi Yaşatır! (Lunga vita alla Convezione di Istanbul)


È ovvio che il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul è un passo indietro nella conquista dei diritti umani e civili,  bollato come “devastante” dal Consiglio d’Europa, secondo cui la decisione “compromette la protezione delle donne” e non solo delle donne turche.
Decisione tra l’altro presa unilateralmente dal governo, senza aver sentito né il parlamento ne alcuna rappresentanza delle associazioni per i diritti umani, in un paese dove solo nel 2020 almeno 300 donne sono state uccise, e nella maggior parte dei casi, in famiglia, e 99 sono state costrette a cambiare identità e a trasferirsi, per sfuggire alle persecuzioni di ex mariti, compagni e fidanzati, oltre ad altre 171 morti di donne che rimangono sospette, per  circostanze non chiare o per suicidi, istigati.

proteste a Istanbul

Milioni di donne hanno manifestato in tutto il mondo, non solo le donne turche. Perchè questo è un problema che coinvolge tutti i paesi democratici e civili. La maggior parte dei paesi in cui la Convenzione è stata ratificata, poi concretamente non viene applicata. E la cosa assi più grave è che se anche un diritto acquisito con un trattato internazionale può essere revocato in qualunque momento, innanzi il silenzio di tutti gli altri Stati, significa che nulla è acquisito per sempre, significa destrutturate i principi di uno stato di diritto e ritornate indietro di secoli.

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