La quarantena: un enorme reality

famiglia

Eh sì, sono 22 giorni ormai!

Una serie di DPCM (di cui alcuni hanno ironizzato, come se fosse una famosa telenovela a puntate…) hanno, anche se in maniera graduale, via via limitato la nostra vita e le nostre abitudini. E’ la prima volta che succede nel nostro paese. E’ la prima volta che succede in assoluto.

Quando guardavamo le immagini che ci arrivavano dalla Cina: le strade deserte, tutte le persone chiuse in casa, a trovare metodi alternativi alla sopravvivenza, le guardavamo sì con sgomento, ma con il solito distacco. Come sempre. Succede lì. Io sto qui. Mi spiace per loro. Io ho la mia vita. E va tutto bene!

E invece no. Invece stavolta ha colpito anche noi. Anzi ha travolto anche noi. E siamo stati il primo paese occidentale, la prima democrazia, occidentale, a dover affrontare questa strana emergenza. Ed essere uno stato di diritto, non facilita, certamente, chi al potere deve prendere importanti decisioni, senza che tutte le parti sociali non siano coinvolte e soprattutto senza che i diritti primari e individuali non siano rispettati, sempre. Ma questa è una altra questione.

Sta di fatto che da va tutto bene abbiamo dovuto cambiare nel giro di pochissimi giorni il verbo al futuro: andrà tutto bene!

E’ un evento senza precedenti. Un isolamento totale e globale. Normalmente in altre situazioni analoghe, di epidemia, la storia insegna, (e da qui anche il termine quarantena) che chi stava in isolamento, in quarantena appunto, erano le persone malate, affette, per evitare che contagiassero gli altri. Questa volta invece l’isolamento è stato chiesto a tutti. Un isolamento chiesto nel periodo storico in cui i contatti sociali e gli spostamenti da un paese ad un altro del globo non sono mai stati così attivi.

Ci siamo ritrovati, perciò decreto dopo decreto ad avere sempre più restrizioni, fisiche e territoriali, fino a restare piano piano tutti a casa. Un sacrificio, chiesto a tutti, per salvare l’intero paese. Niente più aperitivi. Niente più uscite il sabato sera. Scuole chiuse e bimbi a casa. Uffici chiusi e mariti a casa! Spostamenti solo se necessari, giustificati e brevi.

città deserte covid-19

La nostra società abituata a correre sempre e per tutto, ad un certo punto si è dovuta fermare. Si è dovuta bloccare. E doveva essere un essere invisibile, microscopico a fermare l’intero pianeta! Succede anche con il nostro corpo, a volte, lo stressiamo così tanto, lo portiamo cosi allo stremo che ad un certo punto, visto che non siamo noi a capire di doverci fermare, lo fa lui per noi. Ed è la volta che ci viene qualche malanno che ci costringe a stare a letto! Così è avvenuto, in fondo, al nostro pianeta, con il covid-19. E l’intero pianeta ringrazia. I livelli di inquinamento sono calati e gli animali si stanno riappropriando di luoghi prima inavvicinabili perché contaminati dall’uomo. E noi?

Questo #iorestoacasa ha fatto fermare ognuno di noi. Facendoci riprendere contatto con le cose più banali. Innanzi tutto con il nostro tempo e con noi stessi: avere del tempo a nostra disposizione ma non poterlo utilizzare fuori, inevitabilmente ti fa concentrare su te stesso. E allora c’è chi si è scoperto cuoco…e siamo diventati tutti masterchef, così che trovare lievito e farina al supermercato è ormai una mission impossible. Chi ha ritrovato il tempo di leggere quei libri che stavano in fila ad aspettare che arrivasse, appunto, il tempo per poterli leggere. Chi si sta dedicando alle proprie passioni dimenticate o chi si dedica alle proprie passioni sempre perseguite ma in maniera alternativa.

Il modo giusto per affrontare una situazione di difficoltà. Gli psicologi la chiamano:

Resilienza

In fondo sembra di essere al Grande fratello al contrario. Un esperimento sociale e antropologico a tutti gli effetti. Il primo GF, infatti, ero ai primi anni di università e lo vidi (fu il primo e ultimo reality, per la cronaca) per la curiosità della natura di esperimento sociale che avevo, modestamente, intuito racchiudesse (non a caso lo condusse Daria Bignardi): 10 persone estranee chiuse/rinchiuse per 99 giorni in una casa fuori dal mondo. Sappiamo quale fu il risultato e quale è ancora l’ effetto di questi reality sui partecipanti.

“The big family” o “Happy family” in #iorestoacasa poco cambia: tre, quattro, cinque persone, non estranee, ma non del tutto, spesso, che si ritrovano a condividere 24h su 24h uno spazio, neanche troppo grande, nella stragrande maggiornanza dei casi, che, a voglia a fare pizze e torte ad un certo punto l’aria ti inizia a mancare!

famiglia del mulino bianco

Nelle situazioni già Famiglia del Mulino Bianco probabilmente, questo tempo di condivisone lo si sta sfruttando per stare tutti insieme e fare quelle cose che spesso non si ha il tempo di fare. Volersi bene di più e comunicare di più. E io spero che sia la maggior parte delle situazioni. Ma ne dubito.

Poi ci sono le famiglie NORMALI. La stragrande maggioranza delle famiglie italiane. Famiglie che non sono proprio abituate a stare insieme. Non tutto questo tempo almeno. Ma non per cattiveria e poca volontà, ma per necessità della vita quotidiana. Si esce la mattina e si torna la sera dal lavoro. I figli sono comunque impegnati nelle loro attività e quindi tra scuola, sport, inglese, musica, a parte due parole mentre li porti da un posto all’altro li vedi ben poco. L’unico momento dove si sta tutti insieme, bel quadretto idilliaco, la sera a cena. Dove parli di tutto quello che hai fatto nella giornata e soprattutto parli di quello che si deve fare il giorno dopo, con la conseguente spartizione dei compiti. Ma tutto questo avviene in un ora o poco più! Poi tutti a riprendere le proprie attività prima di andare a dormire esausti.

convivenza in quarantena

Poi c’è il week-end, certamente, che serve proprio a stare tutti insieme, e le vacanze. Ma vuoi mettere passare del tempo bellissimo e costruttivo e saggiamente speso tra partite di calcio o saggi di danza. Cene tra amici o in famiglia. Tra cinema, teatro, gite al parco. Mare montagna e quant’altro? Il tempo lo condividi insieme non lo passi insieme.

Adesso ventiquattro ore su ventiquattro ore senza distrazioni esterne o ti riscopri ad aver tanta voglia di dire tutte le cose che non hai mai avuto il tempo di dire o scopri di non avere nulla da dire.

Questo relativamente alle famiglie, in quanto piccole società più complesse. Le coppie hanno solo due via d’uscita. O si stanno amando alla follia (beati loro), facendosi la luna di miele in salotto o si sono ritrovati accanto uno/una sconosciuta. Per cui per dirla come un post che gira sui social: alla fine della quarantena o andranno dal ginecologo o dall’avvocato, passando in entrambi i casi però per il dietologo!

Scherzi a parte, allora, penso che questo esperimento sociale che l’invisibile covid-19 ci sta obbligando a fare, avrà delle ripercussioni personali notevoli. Usciremo da questa tempesta inevitabilmente diversi e dovremmo affrontare una seconda tempesta: quella che ci costringerà a raccogliere i cocci che la prima ha creato. Possiamo decidere di dedicare, questo maggior tempo che abbiamo a disposizione, a noi stessi e alla nostra anima, oltre che al nostro corpo, e imparare a conoscerci di più.

Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo . Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento non sarai lo stesso che vi è entrato.” Haruki Murakami

Sfruttare questo tempo di condivisione per unirci alle persone che amiamo. Per capirle. Per ritrovare le persone che amiamo, o perché troppo vicine o perché troppo lontane.

Ma anche per capire dove stiamo e dove stiamo andando. Ma soprattutto dove vogliamo andare quando tutto questo sarà finito. E con chi.

Da una situazioni di enorme difficoltà una coppia se forte e solida ne esce ancor di più rafforzata ma se debole e labile ne esce distrutta.

coppia in crisi

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