Il “Divorzio”: cause ed effetti

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Nel nostro ordinamento, fino al 1970, unica causa di scioglimento del vincolo matrimoniale, oltre ai casi annullamento, era la morte di uno dei coniugi. Il matrimonio, finchè i coniugi erano in vita era indissolubile: non era, infatti, ammesso il divorzio, istituto introdotto con la legge 898/1970 .

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In effetti non è neanche corretto parlare di divorzio, termine che nel nostro ordinamento non esiste. La Legge 1 dicembre 1970, n. 898 intitola, infatti, “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”, pertanto si parla sempre di scioglimento del matrimonio, o nei casi in cui si tratti di matrimonio concordatario, cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario.

L’attuale disciplina prevede, quindi, come cause di scioglimento del matrimonio: la morte di uno dei coniugi (art. 149 c.c), la dichiarazione di morte presunta (art 65 c.c.) e “il divorzio” .

L’art. 1 della legge 898/70 stabilisce che il giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio contratto a norma del codice civile, quando, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione di cui al successivo art. 4, accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l’esistenza di una delle cause previste dall’art. 3.

Quindi lo scioglimento del matrimonio sarà subordinato alla presenza di due condizioni: sul piano soggettivo l’accertamento della fine della comunione spirituale e materiale tra i due coniugi e sul piano oggettivo che esistano le cause tassative previste dall’art. 3.

Queste cause tassative sono: se uno dei coniugi sia stato condannato all’ergastolo o a qualsiasi pena detentiva per reati di particolare gravità; se l’altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da un delitto e il giudice competente accerta l’inidoneità del convenuto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare; se è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale, o sia stato raggiunto accordo a seguito di negoziazione assistita ; ma anche quando un coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all’estero un altro matrimonio; se il matrimonio non è stato consumato; e se è passata in giudicato la sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso.

Il “Divorzio breve“. Nei casi di separazione nel 1970 era necessario che la separazione si fosse protratta senza interruzione da almeno 5 anni, aumentata a 7 in caso di colpa dell’attore. Con la legge 74/1987 saranno necessari solo 3 anni e, infine, con la legge n. 55 del 2015, basteranno solo 12 mesi, dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale nella procedura di separazione personale giudiziale e sei mesi nel caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale, ovvero dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistita da un avvocato ovvero dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile.

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Ma quali sono gli effetti del “divorzio”?

  1. Innanzi tutto il mutamento dello stato civile e la possibilità di contrarre nuovo matrimonio
  2. la moglie perde la possibilità di utilizzare il cognome dell’ex marito, salvo che la stessa sia stata autorizzata dal giudice a continuare a utilizzarlo
  3. perdita reciproca dei diritti successori
  4. obbligo di uno dei coniugi di corrispondere un assegno periodico all’altro
  5. percepimento da parte del beneficiario dell’assegno divorzile alla pensione di reversibilità, purché il trattamento pensionistico promani da rapporto di lavoro sorto antecedentemente allo scioglimento del matrimonio, e al diritto ad una percentuale sull’indennità di fine rapporto
  6. scioglimento della comunione legale (se non fosse già avvennuto con la separazione).

Il “divorzio” quindi è l’ultimo atto che mette fine definitivamente al rapporto dei due coniugi. I casi più comuni ovviamente di scioglimento del matrimonio sono quelli conseguenti a una separazione, consensuale o giudiziale che sia, come ultimo passaggio appunto della fine. E’ da chiarire che nessun obbligo legale c’è a riguardo. In linea teorica due coniugi potrebbero rimanere a vita semplicemente separati e mai divorziati, con le conseguenze che ciò comporta.

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