A 50 anni dalla legge sul divorzio

Era il 1 dicembre 1970 è il quinto presidente della Repubblica Giuseppe Saragat promulgava la legge n. 898. Son passati ben 50 anni.

La legge non aveva avuto un iter semplice. La prima bozza fu presentata, infatti, ben cinque anni prima, ma alla fine il testo che passerà in entrambe le aule del parlamento, dopo tanto dibattito, sarà la versione più moderata presentata dal liberale Baslini nel ’68, prendendo, infatti, il nome di legge Baslini-Fortuna.

Era il primo dicembre, un martedì, quando la legge fu approvata definitivamente dalla Camera al termine di una seduta parlamentare che durò oltre 18 ore. Erano quasi le sei del mattino, e le votazioni erano iniziate alle dieci del giorno precedente.

legge sul divorzio

Ma anche dopo la promulgazione non ebbe vita facile. Nel 1974, dopo che 1 milione e 300mila firme furono depositate in Cassazione, si tenne il referendum abrogativo della legge 898/1970. Fu il primo nella storia della Repubblica e venne promosso dalla Democrazia Cristiana di Amintore Fanfani. Si votò il 12 e il 13 maggio coinvolgendo l’87,72 per cento degli aventi diritto e prevalsero i NO con il 59,30 per cento dei voti. Così la Baslini-Fortuna fu definitivamente confermata.

referendum abrogativo

Fin dall’Unità d’Italia, però, le iniziative per inserire nell’ordinamento italiano il divorzio, furono diverse, ma vennero bocciate tutte, soprattutto a causa dell’influenza delle gerarchie della Chiesa cattolica prima e della Democrazia Cristiana dopo. L’italia nel 1970 era l’unico paese in Europa a non avere una legge sul divorzio e tra i pochi paesi al mondo.

L’approvazione di tale legge fu quindi epocale, rispecchiando quello che era il sentire comune, in un contesto storico e sociale alla ricerca di riforme e di cambiamenti per il raggiungimento di pari diritti.

Nilde Iotti, il 25 novembre del 1969, quando l’iter legislativo era ormai alle ultime battute, chiese la parola alla Camera dei Deputati, e fece un discorso diventato famoso nella storia dei diritti delle donne:

A noi pare che ciò che nel mondo moderno spinge le persone al matrimonio ed alla formazione della famiglia, ciò che rende morale nella coscienza popolare la formazione della famiglia, sia in primo luogo l’esistenza di sentimenti. (…) Questa, io credo, è oggi la base morale del matrimonio. Vedete, onorevoli colleghi: per quanto siano forti i sentimenti che uniscono un uomo e una donna… essi possono anche mutare; e quando non esistono più i sentimenti, non esiste neppure più, … il fondamento morale su cui si basa la vita familiare. Abbiamo dunque bisogno di ammettere la possibilità della separazione e dello scioglimento del matrimonio.

L’approvazione di questa legge sarà il primo passo per l’ abbattimento di un muro della famiglia patriarcale ormai obsoleta dietro la quale spesso si nascondevano situazioni di estrema sottomissione e violenza.

I divorzi nel primo anno di applicazione della legge furono 17.134, l’anno dopo 31.717.

Gli anni settanta in questo senso saranno anni di fervore anche giuridico. Si apre una grande stagione di conquista dei diritti civili. Nel 1975 con la riforma del diritto di famiglia cade la patrià potestà. Passerà la parità dei coniugi nella coppia e soprattutto cade la discriminazione per i figli nati fuori dal matrimonio. Il 1978 sarà l’anno della legge sull’interruzione della gravidanza e nel 1981 decade il delitto di onore.

Un piccolo passo, conquistato con tante battaglie, che avrebbe cambiato la vita individuale di ogni italiano ma che cambierà la faccia di un intero paese.

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