Il mantenimento dei figli al tempo del coronavirus

Dopo essermi occupata dell’affidamento dei figli al tempo del coronavirus non potevo non occuparmi dell’altra annosa questione che già normalmente crea non pochi problemi e conflittualità e ancor di più in tale periodo emergenziale: il MANTENIMENTO.

Per far fronte alle difficoltà economiche e di liquidità generate dal blocco delle attività dei cittadini ed aziende, il Governo ha emanato, d’urgenza, tra gli altri, il Decreto Legge n.18 del 17 marzo 2020, “Cura Italia”https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/17/20G00034/sg.

L’articolo 91 (Disposizioni in materia ritardi o inadempimenti contrattuali derivanti dall’attuazione delle misure di contenimento e  di anticipazione del prezzo in materia di contratti pubblici) inserisce all’articolo 3 del Decreto Legge 23 febbraio 2020, n. 6, l’art. 6-bis il quale stabilisce che il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutata ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 Codice Civile, della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti

Traduco: questa norma rende in pratica giustificabile e scusabile il ritardato o il mancato pagamento a condizione che questo sia diretta conseguenza delle misure autoritative per il contenimento del contagio.

Lo scopo della norma è sicuramente di evitare che la crisi di liquidità dovuta alla sospensione forzata, comporti ulteriori aggravi sui cittadini e sulle imprese. Tuttavia non sono compresi nella fattispecie, i casi in cui l’impossibilità sia derivata dalla crisi pandemica in sé (ad es. il mio inadempimento causato a sua volta dall’inadempimento di un mio debitore o fornitore connessi alla pandemia).

L’articolo 91 è però dedicato espressamente alle obbligazioni nascenti da contratto e l’obbligo di pagamento di assegni di mantenimento per i figli o alimenti non ha natura contrattuale ma si fonda su specifiche norme civilistiche, attuative di norme costituzionali, volte a garantire l’assistenza economica al soggetto economicamente più debole. Pertanto l’articolo 91 non trova applicazione alle obbligazioni di pagamento nascenti da rapporti di tipo familiare, neppure in via analogica, in quanto norma speciale.

Tuttavia la chiusura della maggior parte delle attività a causa del covid-19 e la repentina crisi economica e del lavoro che ne sta conseguendo, è un problema reale che non potrà che ripercuotersi anche sull’ obbligo di mantenimento dei figli.

È evidente che se il soggetto onerato a causa delle limitazioni poste dai DPCM non ha potuto svolgere al solito la propria attività lavorativa, commerciale o professionale che sia, o dipendente abbia visto contrarre le proprie entrate stipendiali mensili per la richiesta fatta dal datore di lavoro della cassa integrazione ordinaria, di ciò deve tenersi conto anche in ordine all’obbligo di pagamento di assegni di mantenimento e alimenti per i figli.

litigare per il mantenimento

Del resto l’obbligo di mantenimento scaturisce dall’art. 316 bis c.c., il quale impone di adempiere ai propri obblighi nei confronti dei figli in proporzione delle rispettive sostanze e secondo la capacità di lavoro, professionale o casalingo. Quindi se la capacità reddituale ed economica dell’onerato è mutata in ragione delle restrizioni alle attività imposte delle misure emergenziali, ciò produce inevitabili ripercussioni sulla determinazione del quantum dell’importo dovuto.

Ma l’obbligato non può limitarsi a sospendere il pagamento o ridurne l’entità in maniera autonoma, occorrerà ricorrere al Giudice, per chiedere la riduzione dell’obbligo impostogli, dando prova che la normativa emergenziale ha determinato la contrazione dei suoi redditi cui è conseguita l’impossibilità totale o parziale di assolvere all’obbligo di mantenimento.

L’art. 710 del c.p.c., infatti, prevede la possibilità, in ogni momento di modificare le condizioni, economiche e non, della separazione o del divorzio se ve ne sono i presupposti di legge. Potendo quindi richiedere la riduzione o la sospensione dell’obbligo ma solo a fronte della comprovata incolpevole impossibilità conseguita dalla mancanza di liquidità causata dalla crisi economica innescata dalla chiusura delle attività, ove dimostrata, o causa la messa in cassa integrazione.

Ora veniamo alla realtà: nonostante la questione potrà essere trattata dai Tribunali, in quanto tale materia è stata esclusa dalla sospensione delle udienze civili fino all’11 maggio 2020, tuttavia a breve termine sfido trovare un giudice che in fase così contingente sospenda o riduca il mantenimento dei figli. Ho una causa pendente in cui ho richiesto la riduzione del mantenimento in quanto il mio assistito ha subito la riduzione del proprio stipendio per più del 30% ,in maniera sempre più progressiva. Nonostante tre istanze la prima a settembre e l’ultima a febbraio, nulla ha deciso il Giudice, in quanto “non sussistono i presupposti“.

Ferma invece la possibilità da parte dell’avente diritto di procedere ad esecuzione, richiedendo in particolare l’eventuale pignoramento presso terzi o presso il datore di lavoro.

Questo dal punto di vista civilistico. Perché l’inadempimento degli obblighi di assistenza familiare può anche comportare una denuncia penale, ai sensi dell’art. 570 c.p., che riferita a minori è inoltre procedibile d’ufficio.

Riprendendo una recente sentenza della Cassazione (Cass. sez. penale n. 10422/2020), seppur emessa prima dell’emergenza sanitaria e riferita a fatti ben più datati, la Suprema Corte si è comunque espressa dicendo che il padre avrebbe dovuto provare rigorosamente di essere stato impossibilitato incolpevolmente a soddisfare le esigenze minime di vita dei figli.

Irrilevanti, infatti, le difficoltà economiche lamentate dall’uomo poiché non sono state ritenute sufficienti per integrare gli estremi di un vero e proprio stato di indigenza economica e di “una situazione incolpevole di assoluta indisponibilità di introiti sufficienti a soddisfare le esigenze minime di vita” dei figli minori.

Sperando che la nuova realtà in cui il covid-19 ci ha catapultato, faccia riflette di più i Tribunali italiani sulle esigenze delle persone, nella contingenza della situazione è più auspicabile, e forse più risolutivo, oltre che meno invasivo, utilizzare dei mezzi più conciliativi.

negoziazione assistita. trovare un accordo.

Mai più di adesso, nella situazione emergenziale che stiamo vivendo, utilizzare gli strumenti, che la legge ci fornisce, per addivenire ad un accordo tra le parti, può, attraverso dei professionisti, tutelare al meglio gli interessi di tutti, soprattutto dei minori; e rappresentare le esigenze e le difficoltà di tutte le parti coinvolte.

Spesso, infatti, le condizioni economiche causate da una separazione possono portare a delle vere e proprie difficoltà esistenziali, al limite della violazione della dignità di un individuo.

Tali situazioni, sono troppo spesso sottovalutate dagli organi giudicanti, e dalle istituzioni, spesso troppo assenti, le cui conseguenze sono un vero e proprio problema sociale che rischia di diventare pericoloso!

Solo degli strumenti stragiudiziali, ben utilizzati, potendo maggiormente adattarsi alle diverse realtà, che ogni individuo e famiglia rappresenta, possono addivenire a delle soluzione più giuste e vantaggiose, a volte, per tutti.

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