Lasciare la propria Terra

Sono ormai 15 anni che succede, anche più volte l’anno a volte, ed ogni volta è sempre uguale. Lasciare la tua terra e tornare però a casa. Si Perché dopo tanti anni in fondo la tua casa è da un’altra parte. Ma la tua Terra è sempre la tua Terra. E quando mi chiedono di dove sono, soprattutto, se a chiedermelo è un ‘altra persona del sud dico sempre: “sono terrona come te”. Si, perché questa parola, che hanno voluto imbruttire, alla quale hanno voluto dare un’ accezione negativa, di suo non ha proprio nulla di negativo.

Essere terrone, significa sicuramente avere un legame con la terra, perché ci si riferiva all’essere contadini. E’ cosa c’è di più bello che coltivare la terra? se poi è splendida e dà dei meravigliosi frutti come la nostra. Dove sta scritto che il lavoro in campagna è più umile del lavoro in fabbrica? Il lavoro è lavoro.

L’essere TERRONE però è, soprattutto, essere attaccato alla propria terra, alle proprie origini. E nessuno più di noi lo è. Lo dimostra il fatto che per questo natale, per tornare al sud, ragazzi e lavoratori hanno organizzato un pullman Milano – Catania affrontando ore di viaggio pur di ritornare a casa a dispetto del caro biglietti!

Natale al sud

Quando senti parlare la Mannino o Casa Surace, se non sei terrone, non puoi capire fino in fondo l’essenza di quello che è “Il natele al sud”,“Il pacco” (questo merita un post a parte. Perchè il pacco è un’arte). Perche se scendi giù a casa, ci sono le tappe obbligate che oltre a quelle dei parenti, sono: in pole position Granita con briosce (per noi di Catania ovviamente) soprattutto se è estate, ma anche se inverno la granita te la mangi, che poi devi aspettare mesi. Seconda tappa Arancino e tavola calda…e carne di cavallo (sempre per noi catanesi: mi dispiace ma in questo battiamo tutto il resto della Sicilia) e poi giù di lì a pranzi e pranzetti perché devi assaggiare tutto e perchè soprattutto… sei SCIUPATA!

granita catanese
tappa 1

In questo Teresa Mannino insegna. Ma si, io lo so, che quando lo diceva al teatro… se poi era a Milano figurati, ridevano si per questa parola buffa “sciupata” , ma solo chi è sicula come me e lei sa che dietro questa parola c’è un mondo che ti catapulta indietro alla tua infanzia….e non solo. Che quando andavi dai parenti, per bambine come  noi (magre) ero scontato sentirselo: “Biiii che sei sciupata” .

E qui mi tocca aprire una digressione. Si perchè sono magra come Teresa Mannino (o forse lo ero prima) ma soprattutto ovunque vado, ad un certo punto mi si dice…….:”ma assomigli a quell’ attrice……a quella comica….si parli uguale, stesso accento… Come si chiama, aspe…” ed io: “Si Teresa Mannino” e poi: ” Ma io sono bionda, sono normanna, lei è scura, lo dice pure lei che al parco la scambiavano per la zingara che aveva rubato la figlia, ma soprattutto io sono Catanese e lei è ……palermitanaaaa”.

E al di là della sana rivalità da sempre esistente, per tutto …sempre in competizione, per la serie: voi avete la sede della Regione ma noi abbiamo Ikea ….Ma mi puoi scambiare l’accento catanese con quello palermitano?? Pure sull’arancino, tanto ci vogliamo differenziare, che dopo anni di lotte,  si è dovuta esprimere la Crusca, se si dicesse Arancino o Arancina. E ovviamente abbiamo vinto noi. Ma non importa perché quando passi lo stretto non sei più, catanese, palermitano, messinese o agrigentino: sei SICILIANO. E orgoglioso di esserlo. Perché quando, sentendo il mio accento, dopo 15 anni più morbido, ma ancora ben saldo,  mi chiedono : “ di dove sei?“ io non dico mai Catanese, ma Siciliana. Poi se passi la Lucania non sei più siciliano, sei terrone. E orgoglioso di esserlo!

Ma dov’ero rimasta….mi sono persa un pò….Ah si….. a SCIUPATA…..e quella parola ti ricorda che tutte le volte appunto che andavi a trovare i parenti, non c’era un a volta, che soprattutto la zia Giovanna (perché tutti hanno una zia Giovanna), non diceva.”Miiiii che sei sciupata!” e a mia madre : “Ma ci runi a mangiari a sta piciridda??” (ma ci dai a mangiare a questa bambina…). E mia madre tutte le volte a rispondere di sì. Ora voi vi immaginate che la zia Giovanna era bella pasciuta e in carne. E invece no. Era la più sciupata delle sciupate. E si arrogava il diritto di dire a me! Quindi immaginate le altre zie, quelle più pasciute che non si limitavano a dirtelo, ma a pranzo ti rimpinzavano per benino.

E adesso che hai trent’anni, quarant’anni, e sciupata magari non lo sei, ma la mamma te lo dice sfregandosi le mani: “ora che stai qui, ci penso io a te, in questi giorni a farti mangiare. Che poi sù lo so , che tra lavoro, casa bambini figurati se pensi a mangiare……” E tu infondo un po’ sciupata ti senti, perché stanca lo sei e le coccole della mamma per qualche settimana te le prendi tutte!!

E quindi…. evvaiiii! E arrivi agli ultimi giorni in cui succede che alla fatidica frase:” che prepariamo a pranzo”? Perchè ci sono gli asparagi che ha raccolto papà, gli ho congelati a posta eh … ma ci sono pure i funghi che ha portato Alfio dalla montagna…li ho conservati a posta. Qual è il problema? Oggi facciamo due primi così assaggiate tutto. E poi stasera facciamo le fave. Si perché io (e mia sorella) con annessa famiglia siamo le uniche che le fave fresche le mangiamo solo ad agosto. Tutti gli altri, gente normale mangia le fave a maggio. Noi invece no. Noi ad Agosto. Perché papà le coltiva da sempre nel giardino di casa. E come le nostre non ce ne sono. E, raccolte, primizie, cucinate, e congelate, in estate ci aspettano, per la serata “fave” e a volte pure “piselli”. E poi c’è sempre l’ultima spiaggia. Va bè te li cucino e te li porti. Così per una settimana stai apposto. E tu, per quella stessa filosofia “sei sciupata quindi ti coccolo” te le prendi e te le porti tutte…. pure che avessi un Hummer mamma e papà tranquilla che la macchina te la riempiono fino a esplodere…per la serie la chiudi ora e la riapri a casa.

lasciare la propria terra

Lasci un pezzo di cuore. Tutte le volte. Non solo perché, lasci mamma e papà, sempre soli, e sempre più anziani, ma lasci tutti questi odori, sapori, che non sono un fatto di panza, sono sentimenti, emozioni che ti porti dentro. Che cerchi di addentare, ancora sul traghetto, con l’ultimo morso alla pizzetta, comprata sotto casa, (e tutte le  cose che mamma ti ha infilato, in macchina, anche di nascosto), sperando che quel sapore ti rimanga dentro a lungo, perché è sapore di casa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *