Le rinunce delle donne

Dicembre. Tribunale di Roma. Convegno avvocati.

Il convegno è finito, stranamente sono una delle prime a firmare l’uscita. Serena e soddisfatta mi accingo fuori. Un attimo prima di varcare la soglia del cancello, incrocio una donna, una mamma, trafelata, che corre con il suo bambino a seguito, che tiene per mano. Il bambino le dice:” E’ finito?!!” e lei: “Si, si è finito, corri, corri.”

Immagino che si stia preoccupando di dover mettere la firma per l’uscita. Io la vorrei tranquillizzare, dicendole di non preoccuparsi, che ci sono ancora tanti colleghi, che avrebbe avuto tutto il tempo. Ma lei un fulmine…non ne ho il tempo.

Dapprima sorrido. Poi mi rattristo. Immagino che durante il convegno, la mamma/avvocato abbia guardato freneticamente l’ora. Poi ad un certo punto si sia allontana, per andare a prendere il figlio a scuola. E’ anche fortunata, probabilmente, non è neanche troppo distante, la scuola. Quindi facendo due conti, riuscirà ad arrivare in tempo a scuola, prendere il pupo, per poi ritornare per la fine del convegno e mettere la firma della presenza. Vita di noi mamme. Routine. Salti mortali per riuscire a incastrare tutto. Cercando poi di non sfigurare e non perdere mai la professionalità, dietro a quei capelli spettinati. Risultato: fatichiamo il doppio per ottenere spesso la metà.

Il mio primo giorno di consulenza a Roma, ero appena scesa dal treno, quando mi chiama l’asilo, per dirmi che mio figlio, lasciato da neanche un ora, aveva vomitato. Volevo morire. Non mi ricordo neanche a quale santa (di amica) mi rivolsi quella volta. Non mi ero, quindi, stupita che fosse una donna e che non un solo collega maschio aveva probabilmente dovuto affrontare la medesima acrobazia.

Mi accingo quindi a tornare a casa, rincuorata del fatto che ho superato ormai la fase critica, e ricordandomi tutta la stanchezza che avevo addosso come fosse ieri ma iniziando a correre anche io, perchè avevo ancora un treno da prendere per iniziare le mie di acrobazie, pomeridiane.

In treno ripenso al convegno: simulazione di negoziazione assistita. Molto interessante rispetto ai soliti seminari teorici, per una volta un pò di pratica, stessa questione analizzata con due approcci di negoziazione differenti e con evidenti conclusioni differenti.

Anche lì, coppia in crisi, oggetto del contendere, tra le altre cose, il mantenimento di lei. La donna infatti, laureata, aveva rinunciato alla sua carriera, per dedicarsi alla famiglia e poter dare al marito la possibilità di affermarsi nella sua di carriera. Adesso che lui è un uomo affermato e benestante la vuole lasciare per un altra. Pertanto il legale della signora chiede un mantenimento, e un equa ricompensa, per le opportunità perse e per non avere potuto crearsi una carriera lavorativa per i motivi detti.

Ripensavo però all’approccio, sbagliato e al punto di partenza, sbagliato: la monetizzazione delle proprie rinunce. Una donna che ha una sua preparazione e una sua competenza, ma per motivi di famiglia ha rinunciato alla propria carriera, non vuole un mantenimento vuole delle opportunità.

E allora perchè in questa fase di separazione non riequilibrare i rapporti e non parlare solo di soldi, come se le rinunce fin lì fatte non fossero state abbastanza ma parlare di opportunità, di possibilità, di rinunce fatte e “l‘ormai non esiste” e ricominciare?

Sul treno sto leggendo Ho una gran voglia di vivere

Il libro che tutti gli uomini dovrebbero leggere, per capire ciò che non capiscono mai e che tutte le donne dovrebbero leggere per capire di non essere sole.

La storia di una coppia in crisi, in cui si ripercorrono tutte le loro fasi, dalla conoscenza, all’innamoramento alla stabilità. Poi arriva lui: il pupo e tutto cambia. O meglio tutto cambia per LEI. Il copione è sempre lo stesso. Entrambi architetti affermati, lui ritorna a lavoro, lei rimane a casa ad accudire il figlio.

E qui si innescano tutte le dinamiche esplosive che la maternità crea dentro di noi donne. Da un parte siamo estasiate da quel piccolo essere che prima era dentro di noi e adesso e tra le nostre braccia ed è tutto nostro. Dall’altro devi confrontarti con il tuo corpo che già nei nove mesi precedenti è cambiato e che non riconosci più, e non lo riconoscerai per molto tempo ancora. La stanchezza poi che ti sovrasta, il tuo essere ma non essere. Vivi in funzione di lui, mangi, dormi, ti lavi e vai in bagno, quando lui te ne da la possibilità . E ti guardi allo specchio……. e quella donna figa tacco 12, che vagamente ti ricordi, non credi sia mai esistita!

In questo momento la differenza la fanno gli aiuti e la sensibilità attorno a te. Da quante più persone ti sosterranno e quanto più il tuo uomo avrà la capacità nel giusto modo di starti accanto. Più sarai sola, o ti sentirai sola, e più difficile sarà. E utilizzo il termine sentirti, perchè è probabile che avrai uno stuolo di suocere e mamme e amiche che si avvicenderanno a casa, ma non vuol dire che sapranno aiutarti e ti sentirai ugualmente sola.

Poi inizia la fase in cui vuoi ricominciare a vivere. E pensi che il lavoro, sia il modo giusto. Ma non sai che i sensi di colpa ti affliggeranno, che forse diminuiranno, in maniera proporzionale a l’ aumentare dell’età del pupo….non pensando che quando lui sarà all’università, tu forse sarai in età da pensione… (va beh troppo ottimista….?????in Italia…!!!!! l’ho buttata lì così !!!! ). Perchè quando sei a casa ti sentirai una fallita, tu con la tua laurea e il tuo master, a dover parlare con un essere che ti fa solo sogghigni e le tue relazioni sociali sono pari a zero e vorresti essere chissà dove, e quando sarai a lavoro, ti sentirai in colpa e vorresti catapultarti da quell’esserino che sa di borotalco.

E così…è il mondo di noi mamme, spesso costrette a fare rinunce o scelte, ostinandoci, a volte, a voler conciliare tutto, nonostante le difficoltà, e riuscendo a dimostrare di saperlo anche fare dopotutto, a stare in riunione in tailleur tacco 12 e poco dopo, magari con un travestimento furtivo in macchina, in tuta sugli spalti a tifare per tuo figlio. Multitasking non è un termine informatico è un termine “mammescho” esistente già ai tempi delle caverne…..l’uomo doveva fare una cosa:cacciare; la donna tutto il resto!!!!!

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Un commento su “Le rinunce delle donne”

  1. Ciao carissima. Tutto vero e chi più di me può affermarlo??? In fondo da qualche anno anche io sono un mammo/papà. Negli anni anche noi uomini qualche passo in avanti lo abbiamo fatto, certo è poco, ancora molto poco, e non tutti sono gli uomini sono “collaboranti” e “sensibili” verso questa figura dinamica di donna, moglie, mamma e lavoro. Se tornassi indietro vorrei farei il casalingo a vita. Continua sulla tua strada non credo che ci sia qualcosa che possa spaventarti e/o scoraggiarti. Buon proseguimento
    Ciao Camillo

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