La terrà tremò e la Sicilia si destò

Oggi ho tolto la bandiera dell’ Italia ed ho appeso un lenzuolo bianco. Simboli diversi ma con lo stesso significato: ci siamo, non ci arrendiamo, non dimentichiamo.

lenzuola bianche per cortei
Lenzuola bianche al posto di cortei

Era il 23 maggio 1992 ore 17.57, nei pressi di Capaci, 1000 kg di tritolo fecero esplodere un tratto dell’autostrada A29. Non mi ricordo dov’ero. Era un sabato pomeriggio, di un giorno di primavera inoltrato, in Sicilia, forse giocavo in giardino. Ma mi ricordo il 19 luglio di quello stesso anno. Era domenica. (“La mafia uccide solo d’estate” e ….nei week end… evidentemente!!!) e questa volta era estate…il caldo torrido del luglio siciliano. Mi stavo preparando per andare a trovare i nonni e la TV stranamente era accesa e subito la notizia arrivo su tutte le reti nazionali…

È da quel giorno che i loro nomi sono una cosa sola. Insieme come nella vita, uniti, a lottare contro un nemico comune. FALCONE e BORSELLINO. Se nomini uno viene fuori inevitabilmente l’ altro.

Falcone e Borsellino

Da quel giorno tutto cambiò. Se il 23 maggio ci aveva sconvolti il 19 luglio ci rendemmo conto che eravamo in guerra. E dovevamo difenderci stavolta. Non potevamo più subire silenti. Capimmo che non si poteva morire per difendere la libertà e la propria terra. Io ero piccola, diciamo, stavo finendo la terza media, gli eventi sociali e politici a quell’età ti sfiorano ma non ti toccano, ma da quel giorno anche la mia percezione cambiò. Invece di sentire solo ed esclusivamente bollettini di guerra ai telegiornali locali, con continue stragi e uccisioni, con quei nomi che ormai erano familiari, a furia di sentirli, tutti nomi di boss mafiosi, uccisi, latitanti, arrestati si iniziò a sentire il popolo, il cittadino qualunque, che finalmente diceva BASTA. Quel fenomeno che fino a un momento fa infondo ti sembrava non ti toccasse, a te che venivi da una famiglia normale e perbene, adesso doveva interessarti.

Il miracolo che questi eroi nel nostro secolo hanno fatto non è stato quello di sconfiggere la mafia. Quella probabilmente non si sconfiggerà mai del tutto, come tutte le criminalità. Ma è stato quello di destare un popolo. Un popolo che in silenzio conniveva suo malgrado da sempre. Ne “La mafia uccide solo d’estate“film di esordio di PIF (Piefrancesco Diliberto) si respira questo cambiamento, che un non siciliano forse non riesce ad afferrare. L ‘esistenza di una cosa, che non aveva neanche un nome, (perchè la mafia non esiste, molti dicevano e se non gli dai un nome alle cose e come se non esistessero), era presente in tutto il tessuto sociale, in maniera diversa e differenziata. Perché mafia è anche girarti dall’altro lato e fare finta di nulla. Mafia è non ribellarsi e sopportare perché tanto loro sono più forti di te e devi soccombere.

Il miracolo di questi eroi non è stato quello di sconfiggere la mafia ma la mentalità mafiosa. E come la storia insegna:

Le più grandi rivoluzioni sono quelle di pensiero.

La mentalità mafiosa che ci pervadeva tutti indistintamente, come una consuetudine atavica e radicata per cui si era sempre fatto così. Che non era solo chiedere la raccomandazione, in cambio di voti, ma era andare in un ufficio pubblico ed avere quanto ti spettava, e prima degli altri, se conoscevi qualcuno o pagavi in qualche modo. Che se eri ricoverato in ospedale pagavi gli infermieri per farti trattare meglio, e al dottore oltre la visita, che già pagavi, gli facevi pure un regalo, così per gentilezza. Insomma noi siciliani non sapevamo di avere dei diritti. Abituati ad essere sempre sopraffatti storicamente da tutti non sapevamo di avere dei diritti da vantare e che gli altri erano obbligati a farlo, perché stavano facendo solo il loro dovere e il loro lavoro.

Si iniziaro a scardinare tutti i tasselli di un castello, costruiti in decenni di storia mafiosa. Era possibile, o comunque doveroso e giusto dire no a tutte le prepotenze e le sopraffazioni della mafia. Era possibile dire basta, iniziando dalla coraggiosa moglie, affranta dal dolore, di Vito Schifani, Rosaria, che in una cattedrale gremita “osò” dire: “Io vi perdono, ma vi dovete inginocchiare” all’impetuoso rimprovero che, a distanza di un anno, echeggiò nella Valle dei Templi, di un Giovanni Paolo II arrabbiato come non mai: “Convertitevi. Un giorno verrà il giudizio universale“. La Chiesa che per la prima volta prendeva una posizione e si esponeva.

La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Paolo Borsellino

Ed è quello che accadde.

I mafiosi, infatti, nel progettare l’assassinio dei due magistrati, non avevano messo in conto un elemento: quel che ciò avrebbe provocato nella società. L’insegnamento di Falcone e di Borsellino, il loro esempio, i valori da loro manifestati, è come se con la loro morte tutti noi, soprattutto giovani, ci siamo sentiti in obbligo nei loro confronti di esserne eredi.

Si iniziò così a parlare di mafia e di tutti quegli eroi rimasti nell’ombra per troppo tempo che avevano combattuto, inascoltati (Carlo Alberto Dalla Chiesa, Boris Giuliano, Rocco Chinnici, Peppino Impastato, Don Pino Puglisi…) Ed è solo grazie a tutti loro che oggi nelle scuole si parla di legalità e si sensibilizza a dire NO.

giornata della legalità

Ed per questo che oggi come tutti gli anni si ricorda, per non dimenticare e per trasmettere alle generazioni future, perchè il sacrificio di questi eroi non sia stato vano. Oggi, ai tempi del coronavirus, in un modo diverso e più speciale non potendo fare cortei e appendendo lenzuola bianche al balcone!

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