#andratuttobene

Era facile stavolta scegliere in titolo. Non c’erano dubbi nè esitazione. Così come l’immagine. L’ ho messa sul mio stato settimane fà. Tutto è partito da lì. Post-it sparsi per tutta Milano per incoraggiare una città, che è il motore dell’Italia. Per dare forza ad una grande città ad una grande regione e ai suoi cittadini, di non arrendersi. E subito è stato contaggioso…..

L’ultimo articolo l’avevo scritto l’11 febbraio…appena finito Sanremo…..poi vuoto, silenzio. Silenzio assoluto. Ferma. Come una premonizione, un sentore, di questo silenzio che sarebbe calato su tutti noi a breve.

Ieri sera tornavo da fare la spesa, a piedi. Era l’imbrunire, le strade erano vuote, silenziose, laddove normalmente i negozi e gli uffici aperti creano un brulichio di gente che si muove. Silenzio. Strade vuote. La mente però mi è andata ad un immagine, a un ricordo bello. Un po’ per demonizzare anche la situazione, forse. Un po’ perché la nostra generazione non l’ ha mai vissuta la guerra, l’emergenza. Non direttamente almeno. Non a casa nostra. Quindi non abbiamo immagini brutte, vissute, impresse nella mente.

Perciò l’immagine che mi è venuta in mente è stata quella di una calda serata estiva, che ha accompagnato la mia infanzia e non solo, in cui il silenzio e l’assenza in strada era dovuta al fatto che tutti eravamo riuniti attorno ad una tv a guardare (11 giocatori che inseguono una palla, direbbe qualche donna)… la nostra Nazionale… che si fa onore e che solo un: “Goalllllll” romperà quel silenzio. Che solo: ” il cielo è azzurro sopra Berlino ….Beppe” riattiverà la vitalità di noi popolo tutto che fino ad un secondo fa era con il fiato sospeso.

Quell’attimo di eterna suspance che solo dopo 90′,o forse più, verrà rotta da tutta la gente che scenderà in strada a urlare…siamo in finale, siamo in finale…..e poi… campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!!! Invece questa sera no. Non scenderemo in strada a festeggiare. Non possiamo. Non ancora. Ma stiamo aspettando questo momento come non mai. E’ sarà bellissimo. Come se avessimo vinto 20 campionati del mondo tutti insieme!

festeggeremo come per i mondiali, scenderemo in strada come nel 2006

E mentre camminavo, in questo silenzio surreale, pensavo che in fondo a me non è cambiato molto. Sento mamma al telefono almeno due volte al giorno da 15 anni. Ogni tanto facciamo la videochiamata. E da 15 anni siamo lontani 1000 km. Che domenica non è stato un sacrificio rimanere a casa a pranzo da soli. E non andare da mamma o da nonna che ha preparato tanti manicaretti. Per noi non è stata una novità. Ma capisco il dolore e la sofferenza di chi non c’è abituato alla lontananza. Che diventa più paradossale e surreale, perché non hai la distanza fisica e ti sembra tutto più assurdo avere mamma e papà giù al piano di sotto, o magari i nipotini che sei abituato vedere tutti i giorni e eviti di andarli a trovare e soprattutto di abbracciarli.

Ma vorrei allora che questo dolore, non solo per noi, a cui è stato chiesto un sacrificio, #iorestoacasa#, ma soprattutto per tutte le vittime di cui ancora si parla poco e che non sono solo dei numeri, ma dei nomi con delle facce e con delle famiglie che li stanno piangendo, ci insegni qualcosa.

Questo virus sembra essere stato creato ad hoc per la generazione virtuale. Paradossalmente la generazione della tecnologia, a cui è stato rimproverato di avere solo relazioni virtuali, è stata costretta a sopravvivere con tali relazioni. Obbligata solo a relazioni virtuali a tutto tondo. E come sempre quando una cosa diventa obbligo perde il suo fascino e viceversa ciò che fino a qualche giorno fa sottovalutavamo, a volte ridicolizzavamo, adesso che ci è proibito diventa agognato.

Questo virus sembra essere stato creato ad hoc per la generazione che corre. Corre dietro cosa poi. Questo virus ci ha costretto a fermarci. Ci ha costretto a fermarci un attimo a pensare. Ad avere un pò più di tempo per pensare. A fare torte per i nostri figli, e rimanere un sabato sera tutti a casa a mangiare una pizza. Che si può sopravvivere senza un aperitivo in centro. A capire che siamo tutti uguali ricchi e poveri (certo in quarantena in un monolocale o in villa con sauna e piscina non è proprio la stessa cosa, come negarlo). Tutte con le unghie rotte e la ricrescita ai capelli!!!!! Che puoi essere un professionista o un operaio, puoi avere mille conti in banca e neanche un euro in tasca ma capisci che un virus invisibile è lo strumento più democratico che esiste.

L'Italia unita ce la farà

E allora noi italiani stiamo dando il meglio di noi, come sempre. Con la nostra unica creatività. Popolo di artisti. Patria di Leonardo e Michelangelo e di altri mille artisti che tutto il mondo ci invidia. E voglio difendere noi italiani, anche quelli ignoranti e stupidi che soprattutto all’inizio non hanno capito nulla, o non hanno capito molto.

Era una situazione nuova, strana. Un nemico non conosciuto, non conoscibile, invisibile. E quando non sai chi hai davanti non è sempre facile capire come difenderti soprattutto all’inizio. La paura e l’ansia poi in questi momenti dà il colpo finale ( e per la serie non sempre l’erba del vicino e più verde, non è che gli altri popoli, rinomati per la loro disciplina e il loro ordine stiano brillando, anzi!). Ma l’importante è recuperare. E lo stiamo facendo alla grande come sempre noi italiani sappiamo fare. Nelle difficoltà ci uniamo e combattiamo. E risorgiamo!

Andrà tutto bene. E mi auguro che tutto quello che stiamo vivendo, ci faccia capire la vera importanza delle cose, di un abbraccio di una stretta di mano. Di un sorriso non coperto da una mascherina. Che scendendo giù in strada a festeggiare non per aver sconfitto una squadra di calcio avversaria ma per aver sconfitto un nemico che voleva piegarci, ci ricorderemo non per un giorno, non per un mese, ma per sempre, quanto siamo stati bravi, quanto siamo importanti gli uni per gli altri e quanto è importante restare uniti. Che non sarà necessario cantare l’Inno di Mameli al balcone per ricordarcelo.

Che ci ricorderemo che è facile mandare un cuoricino via whatsapp ma che può essere più impegnativo ma mille volte più bello uscire di casa, andare dalla persona che vuoi bene e anche senza una parola, ABBRACCIARLA. E quell’abbraccio varrà più di mille parole. per adesso #iorestoacasa.

andratuttobene

Se ti è piaciuto l’articolo like e condividi.